Presentazione DheaSport

L'associazione polisportiva dilettantistica DheaSport nasce nel 2006 svolgendo attività sportive sul vasto territorio Flegreo.
Una delle caratteristiche su cui si basa il modello DheSport è il lavoro svolto quotidianamente da istruttori specializzati per l'integrazione di ragazzi diversamente abili avvicinandoli al mondo dello sport quali,il nuoto,calcio a 5,atletica leggera,sia a livello promozionale che a livello agonistico,contando attualmente un numero di circa 30 allievi.
La DheaSport è regolarmente affiliata alla F.I.S.D.I.R.(Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale) e alla F.I.N.P.(Federazione Italiana Nuoto Paralimpico) grazie alle quali partecipa annualmente a manifestazioni di carattere regionale,nazionale ed internazionale.
Infine abbiamo un gruppo di atleti di nuoto non vedenti di età compresa tra i 10 e 13 anni .

domenica 18 settembre 2011

Corpo e Movimento


CORPO  UMANO  E  MOVIMENTO N[FP1] 

Il movimento influenza e dipende da tutti gli apparati del corpo umano, ma sono principalmente interessati:
u  APPARATO (◄) N[FP2]  LOCOMOTORE: consente al corpo di muoversi e sostenersi:

 
 
 
                                           



u  APPARATI CIRCOLATORIO E RESPIRATORIO forniscono ossigeno e sostanze energetiche,
u  SISTEMA (◄) NERVOSO coordina percezioni e movimento.


>> SCHELETRO N[FP4] 



L’apparato scheletrico è composto dall’unione di tessuti diversi che sviluppandosi danno forma alle ossa e precisamente:
­       tessuto osseo,
­       tessuto cartilagineo,
­       midollo osseo.

Le ossa, a seconda della loro forma, si dividono in:
É    Lunghe: femore, omero, falangi, tibia
É    Corte: vertebre, rotula, ossa del tarso e del carpo
É    Piatte: scapole, sterno, bacino, cranio


 

Per approfondimenti fare clic sulla figura

FUNZIONI RELATIVE AL MOVIMENTO: sostegno del corpo, protezione degli organi interni. Sulla ossa si inseriscono tendini e muscoli e, funzionando come leve (◄), permettono il movimento.
v  Esempio di leva di 1° genere: mantenere il capo eretto N[FP7] 
v  Esempio di leva di 2° genere: sollevamento sugli avampiedi
v  Esempio di leva di 3° genere: flessione dell’avambraccio sul braccio

 

EFFETTI DEL MOVIMENTO: La pratica motoria attiva e migliora la circolazione sanguigna della membrana che avvolge le ossa (periostio); questo permette una migliore nutrizione del tessuto osseo che può diventare più forte e resistente. A questo proposito, diversi studi hanno appurato delle notevoli differenze nella struttura ossea tra persone anziane che in gioventù avevano praticato regolarmente attività fisica e persone sedentarie, confermando gli effetti strutturali nel tempo. II movimento favorisce la produzione di nuove cellule ossee, rappresentando uno stimolo importante nella fase di crescita. Si nota anche una  maggior presenza di creste (◄) ossee su cui si inseriscono muscoli più potenti.

DANNI DELLA SEDENTARIETA’: insorgenza di paramorfismi (◄), maggior incidenza dell’osteoporosi (◄) (che si previene con un’attività fisica regolare fin dalla giovinezza).

TRAUMI DA SPORT: fratture in seguito ad eventi traumatici occasionali; crescita non regolare in bambini sottoposti ad allenamenti troppo intensi.

 

 

N[FP8]  PRONTO SOCCORSO PER TRAUMI DA SPORT   -   NORME  GENERALI


·         Mai aspettare che la lesione peggiori.
·         Se la parte duole non sforzarla.
·         Ridurre al minimo il gonfiore
·         Mai ricorre al calore.
·         Riprendere l’attività solo quando il dolore é scomparso.
·         Mai allenarsi quando si é troppo stanchi.



COMPRESSIONE
GHIACCIO
SOLLEVARE








>> ARTICOLAZIONI

Ho inserito questi titoli per giustificare i collegamenti interdisciplinari e per indicare come potrebbe proseguire il lavoro. Ritengo per come esercizio applicativo di ciò che abbiamo appreso in questo corso, sia sufficiente sviluppare una sola parte.




VERIFICA CIO’ CHE HAI APPRESO .... fai clic ..(0)  N[FP9] 


GLOSSARIO:                                       TORNA ALL’INIZIO N[FP10] 

APPARATO: tessuti diversi uniti tra loro per adempiere allo stesso lavoro. Ad esempio nell’apparato scheletrico troviamo il tessuto osseo, quello cartilagineo e il midollo osseo, la loro unione dà origine a strutture particolari chiamate ossa.
CRESTA OSSEA: curvature e increspature delle ossa su cui trovano aggancio tendini e muscoli.
LEVA: macchina semplice costituita da un’asta con un fulcro a cui viene applicata una potenza per vincere una resistenza.
PARAMORFISMI: alterazioni corporee correggibili (dorso curvo, atteggiamento scoliotico, scapole alate, piede piatto, ginocchio valgo e varo), che se non sono curati possono diventare dismorfismi = deviazioni scheletriche strutturali.
SISTEMA: tessuti simili tra loro, sparsi in tutto il corpo, che svolgono la stessa funzione.



 [FP1]Uso degli Effetti di testo del carattere per movimentare il titolo
 [FP2]Ho segnalato con la freccia il collegamento al glossario situato al fondo
 [FP3]Ho usato le Frecce da Forme nella barra degli strumenti Disegno per evidenziare maggiormente i capitoli, inoltre ho inserito Collegamenti ipertestuali per andare direttamente all’inizio del capitolo
 [FP4] Utilizzo dei Segnalibro come aggangio dei collegamenti ipertestuali
 [FP5]Ho usato Tabella per inserire immagini affiancate al testo, per me più facile da usare rispetto al formato colonne
 [FP6]Collegamento ipertestuale inserito su un’immagine anziché ad un testo
 [FP7]Nuovo uso degli elenchi puntati e numerati per rendere più leggibile il testo
 [FP8]Breve approfondimento questa volta inserito direttamente nella pagina. Con uso di tabella, bordi e sfondo, clipart, elenchi puntati
 [FP9]Collegamento ipertestuale a un foglio di excel contenente domande a risposta chiuse. Occorre accettare le macro per la verifica delle risposte
 [FP10]Collegamento ipertestuale all’inizio del testo per rendere più facile il ritorno alle schede iniziali, ovviamente se il testo diventerà molto corposo sarà necessario inserire dei collegamenti anche verso l’inizio dei singoli capitoli

Allenamento della forza nei bambini e negli adolescenti

Spesso si creano falsi allarmismi sugli allenamenti di forza nei più giovani.
In realtà, in letteratura non esistono molti studi sui benefici e sui possibili rischi che un tale tipo di allenamento può provocare.
Ciò che appare logico e scontato è che andare ad agire con sovraccarichi su una struttura ossea ancora in crescita può aumentare considerevolmente il rischio di fratture e traumatismi vari.
Inoltre eccessivi lavori di forza protratti per lunghi periodi possono causare un incremento della secrezione naturale di testosterone . forza bambiniUn aumento dei livelli plasmatici di questo ormone facilita la prematura saldatura dei dischi epifisari delle ossa lunghe.
I dischi epifisari chiamati anche dischetti cartilaginei permettono l'accrescimento longitudinale dell'osso e si fondono con esso in un periodo che va dall'inizio della pubertà al termine nell'età adulta.
La saldatura prematura delle epifisi delle ossa lunghe causa quindi una ridotta crescita in altezza.
Un incremento dei livelli di testosterone può inoltre causare la comparsa di acne severa al viso e al corpo
I lavori di forza accelerano inoltre  la sintesi proteica che in questi anni è già naturalmente sollecitata dal processo di accrescimento.
Pur considerando tutti questi possibili effetti dannosi, occorre tener presente che si parla di casi estremi, in cui le sollecitazioni a carico dell'organismo sono notevoli e ripetute nel tempo.
Un programma di allenamento di tipo estensivo, caratterizzato da esercizi di tipo concentrico, svolti per lo più a carico naturale e con un elevato numero di ripetizioni dà al bambino lo stimolo per la formazione della forza in età adulta.
In fase adolescenziale si può iniziare l'allenamento con piccoli sovraccarichi per sfruttare il naturale picco di ormoni anabolici che si verifica in questo periodo. Ovviamente in palestra la scelta degli esercizi dovrebbe ricadere sulle macchine isotoniche piuttosto che sui pesi liberi. Occorre dunque evitare carichi statici e unilaterali, evitare di portare pesi sopra il collo o le spalle.
L’allenamento vero e proprio della forza deve avvenire solo dopo l’età puberale, quando la struttura corporea è in grado di sopportare carichi e sovraccarichi.
A tal proposito  và sottolineata l’importanza di valutare attentamente l’età biologica (cioè l’effettivo grado si sviluppo psico-fisico) piuttosto che l’età cronologica. Per esempio a 15 anni un ragazzo potrebbe già aver terminato la crescita, mentre un altro potrebbe averla appena iniziata.

Tendinite

La tendinite è un tipo di patologia che indica l'infiammazione di un tendine: esso rappresenta una di quella formazioni anatomiche che fanno da trasmettitori della forza dai muscoli alle ossa.
I tendini, attraverso la giunzione osteotendinea e quella muscolo-tendinea, si collocano tra ossa e muscoli. Si tratta di strutture molto robuste, capaci di fare fronte a grandi forze.
E' vero però che, dai 30 anni in su, alterazioni degenerative iniziano a compromettere la loro elasticità, rendendoli più vulnerabili.
Le lesioni tendinee possono essere atraumatiche o traumatiche.
Le prime, meno frequenti, possono avere origine da patologie dismetaboliche (cioè caratterizzate da un alterato metabolismo): dall'insufficienza renale cronica, alla gotta, al diabete. Oppure da patologie infiammatorie croniche: dall'artrite reumatoide, al lupus eritematoso sistemico.
Le lesioni tendinee si differenziano tra rotture (complete, cioè di terzo grado; oppure parziali, cioè di primo e secondo); sindromi da sovraccarico (tendiniti; tenosinoviti o tenovaginiti; tenoperiostiti o tendinopatie inserzionali (cioè infiammazioni della giunzione tra tendine e osso); tendinosi (ovvero infiammazione cronica e degenerazione del tendine).
La rottura tendinea colpisce quasi sempre un tendine degenerato ed è frequente negli atleti più anziani (oltre i 35 anni) che riprendono a fare attività sportiva dopo alcuni anni di inattività. Non è escluso che possa capitare anche ai non atleti, magari a causa di un brutto movimento.
Gli sport più rischiosi in questo senso sono il tennis, la pallamano, il basket, il rugby, il calcio, il football americano e il salto in alto e in lungo.
La rottura tendinea provoca nel soggetto la sensazione di uno "schiocco", accompagnato da un dolore intenso. Ne deriva l'impossibilità di muovere l'arto interessato. Sulla parte in questione si evidenzia una sorta di "vuoto" insieme a tumefazione ed ecchimosi.
Le lesioni da sovraccarico, tipiche nuovamente dello sport, sono provocate da movimenti eccessivamente ripetuti (microtraumi), o attuati con troppa intensità. Ma possono essere anche la conseguenza di fattori intrinseci (difetti nella lunghezza o angolazione degli arti, squilibri posturali) o estrinseci (errori di allenamento, attrezzature e/o attrezzi sportivi non idonei).
La lesione si presenta con un dolore acuto, oppure anche graduale e poi via via sempre più intenso.
Il dolore in questione di solito non si manifesta in stato di riposo, bensì durante il movimento o la palpazione del tendine.
Non solo: per quanto riguarda i tendini muniti di guaina sinoviale, come quelli dei muscoli flessori o estensori delle dita delle mani e dei piedi, si potrà sviluppare una tenosinovite, che oltre al dolore, potrebbe portare con sé difficoltà di scorrimento del tendine nella sua guaina ( un po' come succede per i freni delle biciclette che scorrono all'interno dei cavi) e quindi fenomeni di "scatto".
Nelle tendinopatie inserzionali (tenoperiostiti), invece, il dolore si localizza sulla giunzione tra il tendine e l'osso, è molto intenso e ha la tendenza a cronicizzarsi.
Rientrano in questi casi l'epicondilite (gomito del tennista), la tendinite d'achille, la tendinopatia del rotuleo.
La terapia è molto importante dal momento che, se le lesioni tendinee vengono trascurate, è alto il rischio di favorire un processo di degenerazione, il quale porterà a un'alterazione delle caratteristiche istologiche e ultrastrutturali del tendine (ossia a una lendinosi).
In particolare, la terapia indicata per le tendinopatie atraumatiche consiste sia nel trattamento delle problematiche fisiche o fisiologiche che sono alla base del problema e che solo un'analisi attenta, estesa a tutti gli organi, può evidenziare; sia nell'applicazione di opportune terapie fisiche come l'innovativa TECARTERAPIA o il LASER CO2.
In fase più avanzata, può essere opportuno un lavoro riabilitativo specifico (sia utilizzando l'acqua, per le forme più gravi; sia affidandosi a specifiche apparecchiature a resistenza elastica o isocinetica).
In presenza di una forma patologica parecchio resistente, può essere il caso di sottoporsi a una ossigeno-ozono terapia praticata peritendineamente.
Inutile, spesso, l'assunzione di farmaci per via generale, come pure l'applicazione di pomate locali, considerata la scarsa vascolarizzazione. L'applicazione di ghiaccio, invece, ripetuta nel corso della giornata, consente un effetto antiflogistico importante.
Le rotture tendinee richiedono invece, quasi sempre, una terapia chirurgica.
Lombosciatalgia
(ernia discale)
Ginocchio
(distorsione o dolore meniscopatia)

L'ipertensione

PRESSIONE ALTA ED IPERTENSIONE


L’ipertensione arteriosa è una tra le malattie più diffuse nei paesi industrializzati. In Italia colpisce oltre dieci milioni di persone e rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Eppure, nonostante i continui allarmismi dei medici, si fa ancora poco per prevenirla. In questi articoli cercheremo di fare il punto della situazione esaminando la patologia, i soggetti a rischio e le cure più efficaci.

Lombalgia - Lombosciatalgia

La lombalgia è il dolore che colpisce la regione lombare e sacrale; ma prende il nome di lombosciatalgia quando si irradia all'arto inferiore. Non è facile riconoscere l'origine del disturbo: nella maggior parte dei casi, la causa sta nelle disfunzioni dell'apparato muscolo-scheletrico. Patologie viscerali, addominali o pelviche possono dare dolore lombare, ma anche la regione lombosacrale, come pure quella cervicale, possono diventare il bersaglio di patologie psicosomatiche, che altro non sono che espressione di conflitti interiori irrisolti.
La colonna vertebrale è formata da ossa grossolanamente cilindriche sovrapposte, articolate una sull'altra con l'interposizione di una piccola struttura sferica (nucleo polposo) che, proprio come fosse un cuscinetto a sfera, consente il loro movimento.
Essa sorregge il tronco, ma non solo: alloggia e protegge il midollo spinale che dalla base del cranio scende sino all'inizio della regione lombare lasciando emergere, tramite appositi spazi, i nervi che da esso emergono.
Il dolore che nasce dalla regione lombare può derivare da uno sforzo eccessivo o da una caduta a cui segue un trauma distorsivo - contusivo. Ma anche alcune patologie cronico degenerative come l'artrosi possono portare dolore legato sia all'apparato capsulo-legamentoso vertebrale che allo stiramento della muscolatura.
Il corpo reagisce al dolore contraendo la muscolatura lombare che aumenta la sensazione dolorosa accompagnandola a una marcata difficoltà nel movimento del tronco.
Nel caso in cui il nucleo polposo del disco intervertebrale, per patologie degenerative o post-traumatiche, si sposti dalla sua normale posizione anatomica per spingendosi verso il midollo e le radici nervose che da esso nascono, si verifica un ernia del disco.
Questa situazione dolorosa è caratterizzata dall'interessamento del nervo sciatico che viene compresso dall'ernia.
E' questo un caso in cui il dolore non si limita a interessare solo la regione lombare, ma si irradia ad una o ad entrambe le gambe. A questo punto, ogni movimento diventa difficile e il riposo notturno è fortemente compromesso.
La terapia più adatta per la fase più acuta consiste essenzialmente nello scarico della colonna facendo ricorso a un riposo attivo associato ad una opportuna terapia fisica (CORRENTI MODULATE) e medica.
Passata la fase più difficile, diventa primario capire causa e origini del disturbo e costruire intorno ad essi la terapia più adatta: solo così facendo, si potrà agire positivamente sul dolore.
Facciamo qualche esempio. Spesso il mal di schiena nasce da un errato appoggio plantare: in questo caso esercizi, terapie mirate ed ortesi su misura aiutano a ottenere risultati soddisfacenti e duraturi.
Questo per evidenziare che, superata la fase acuta, non occorre più di tanto disperdere tempo ed energie sulla zona dolorosa, quanto concentrarsi sulla causa che l'ha resa tale: ne consegue che è pressoché inutile insistere con terapie locali, mentre è opportuno trattare zone, spesso distanti anatomicamente, che sono all'origine della disfunzione.
Per tutto questo insieme di motivi, non si può parlare di una terapia specifica più efficace rispetto ad un'altra. La terapia ideale è quella che emerge da un'opportuna valutazione e da un trattamento mirato, definito sulla base delle singole problematiche e di quei singoli distretti che sono stati identificati come la fonte primaria del dolore.

Lo strappo muscolare

Lo strappo, o distrazione muscolare è una lesione piuttosto grave che causa la rottura di alcune fibre che compongono il muscolo. Tale lesione è generalmente causata da un'eccessiva sollecitazione (brusche contrazioni o scatti improvvisi) ed è piuttosto frequente in ambito sportivo (soprattutto negli sport che richiedono un movimento muscolare esplosivo come sollevamento pesi, baseball, calcio, gare di sprint e di salto).
Spesso gli strappi muscolari avvengono in condizioni di scarso allenamento o quando il muscolo è particolarmente stanco o impreparato a sostenere lo sforzo (mancato riscaldamento).
strappo muscolare sportSebbene lo strappo possa colpire qualsiasi muscolo del corpo, le sedi più frequentemente colpite sono gli arti, mentre più raramente si possono riscontrare patologie a carico della muscolatura addominale e dorsale. In particolare negli sportivi sono frequenti lesioni ai muscoli della coscia (flessori, adduttori, quadricipite) e della gamba (tricipite surale). Una distrazione muscolare frequente nei culturisti è invece quella che coinvolge il tricipite e/o il deltoide durante gli esercizi di spinta su panca piana.
In relazione al numero di fibre coinvolte (in un muscolo sono presenti diverse migliaia di fibre) gli strappi muscolari si possono classificare usando una scala di gravità composta da tre stadi.
LESIONE DI PRIMO GRADO: in questo tipo di lesione sono danneggiate solo poche fibre muscolari (meno del 5%). Il danno è tutto sommato modesto e viene avvertito come un leggero fastidio che si accentua durante la contrazione e l'allungamento muscolare. In caso di lesione di primo grado non si ha quindi un'importante perdita di forza o limitazione del movimento.
LESIONE DI SECONDO GRADO o lesione grave: la gravità dello strappo aumenta poiché viene coinvolto un maggior numero di fibre. Il dolore, acuto è simile ad una fitta e viene chiaramente avvertito in seguito ad una violenta contrazione muscolare. La lesione interferisce con il gesto atletico ma consente allo sportivo di continuare la gara o l'allenamento. Tuttavia il dolore può essere aggravato da ogni tentativo di contrarre il muscolo.
LESIONE DI TERZO GRADO o lesione gravissima: l'alto numero di fibre coinvolte causa una vera e propria lacerazione del ventre muscolare (completa o semi completa coinvolge comunque almeno 3/4 delle fibre). Tale lesione si avverte alla palpazione come un avvallamento, un vero e proprio scalino che testimonia l'entità della rottura.
Il dolore, violentissimo determina una completa impotenza funzionale tanto che se la lesione coinvolge gli arti inferiori l'atleta si accascia immediatamente al suolo
Strappo muscolo
Lo strappo muscolare può essere paragonato alla progressiva rottura di una corda messa in tensione da due tiranti. In un primo momento si sbrogliano solo alcune fibre (lesione di I grado) e mano a mano che si incrementa la forza di trazione lo sfilacciamento diventa sempre più evidente (lesione di II grado) fino alla completa rottura della corda (lesione di III grado).


I sintomi

Il soggetto colpito da uno strappo muscolare avverte un dolore acuto nella zona lesionata, tanto più intenso quanto maggiore è il numero di fibre coinvolte. Il dolore avvertito viene spesso rievocato dalla contrazione del muscolo interessato. Se il trauma è particolarmente grave il soggetto si trova nell'impossibilità di muovere la parte interessata ed il muscolo appare rigido e contratto. Una distrazione di II o di III grado si accompagna, nella maggior parte dei casi, ad edema e gonfiore.
Il muscolo scheletrico è irrorato da una fitta rete di capillari che in caso di strappo vengono lesionati. Tale rottura causa uno stravaso ematico più o meno evidente a seconda dell'entità e della localizzazione della lesione. Se nei traumi più lievi il sangue rimane all'interno del muscolo, in quelli più gravi migra in superficie dove si accumula e forma evidenti ematomi.
Dopo circa 24 ore si può apprezzare un livido localizzato più in basso rispetto alla sede dello strappo a testimonianza dello stravaso ematico. Può inoltre insorgere una contrattura muscolare "di difesa" grazie alla quale l'organismo cerca di immobilizzare l'area interessata per favorire il recupero ed evitare che la situazione peggiori ulteriormente.

Cosa fare

La prima cosa da fare è sospendere immediatamente l'attività sportiva ed immobilizzare la zona colpita. Se nei casi più gravi tale sospensione è d'obbligo in quelli più lievi il soggetto, vista la sopportabilità del dolore, è naturalmente portato a stringere i denti e continuare. In questo modo però aumenta notevolmente il rischio di aggravare la situazione per cui si consiglia di fermarsi il prima possibile anche se il dolore avvertito è di lieve entità.
Dopo essersi fermati evitare di caricare l'arto e metterlo in una posizione di riposo (posizione rialzata).
Applicare immediatamente un impacco freddo (borsa del ghiaccio, spray, ecc) sulla zona interessata in modo da ridurre il flusso di sangue ai vasi lesionati (vasocostrizione). Allo stesso tempo evitare qualunque forma di calore (massaggi, pomate, fanghi, ecc).
Rivolgersi ad un medico specializzato e sottoporsi ad esami strumentali per valutare la reale entità del danno.
Le lesioni di primo grado si risolvono nel giro di 1-2 settimane, in cui l'atleta va mantenuto a riposo e trattato con antinfiammatori e miorilassanti. Qualche esercizio di stretching può aiutare ad accelerare e migliorare il recupero rielasticizzando, per quanto possibile, il tessuto di riparazione cicatriziale.
Le lesioni di secondo grado prevedono invece tempi di guarigione più lunghi (15-30 giorni). Prima della ripresa dell'attività sportiva il soggetto dovrà seguire un percorso di riabilitazione e sottoporsi ad opportuni interventi fisioterapici.
Nei casi più gravi (lesioni di III grado) può essere necessario l'intervento chirurgico.
Tra le terapie fisiche più efficaci segnaliamo la tecarterapia una metodica ancora poco diffusa che consentirebbe di dimezzare i tempi di recupero grazie al trasferimento di cariche elettriche endogene agli strati muscolari più profondi.

PREVENIRE E' MEGLIO CHE CURARE

Le fibre lesionate dallo strappo muscolare hanno scarsa capacità di rigenerazione. Se si esclude l'intervento, ancor non ben chiarito, delle cellule satellite il processo di riparazione avviene esclusivamente con la formazione di un tessuto cicatriziale meno elastico, meno contrattile e anche meno resistente di quello muscolare.
Si possono così formare delle aree con differente elasticità che aumentano sensibilmente il rischio di lesioni ricorrenti.
Diventa dunque di fondamentale importanza cercare di allontanare il più possibile il rischio di lesione.
La prevenzione degli strappi muscolari si caratterizza per l'osservanza di alcuni punti fondamentali:
eseguire sempre un riscaldamento generale e specifico della muscolatura
assicurarsi di essere nelle condizioni fisiche idonee per sopportare lo sforzo
valutare attentamente la praticabilità del terreno di gioco
scegliere abbigliamenti adatti, coprirsi per bene nei mesi invernali e, se necessario, utilizzate pomate specifiche durante la fase di riscaldamento
eseguire sempre esercizi di allungamento per migliorare l'elasticità e la flessibilità muscolare sia in fase preparatoria che defaticante
Suggeriamo infine di non sottovalutare alcun sintomo doloroso, anche se lieve. La prevenzione degli strappi muscolari più gravi si effettua anche con una corretta terapia delle forme più lievi.

Stiramento muscolare

Lo stiramento, o elongazione muscolare, è una lesione di media entità che altera il normale tono muscolare. In una scala di ipotetica gravità potremmo collocarla tra la semplice contrattura (aumento involontario e permanente del tono muscolare ) e lo strappo (rottura delle fibre muscolari).
Stiramento muscolareLo stiramento è piuttosto frequente in ambito sportivo ed è causato dall'eccessivo allungamento subito dalle fibre muscolari. Tale stiramento può verificarsi in situazioni diverse per cause diverse. Tra le più frequenti ricordiamo:
mancanza di riscaldamento generale e specifico
preparazione fisica non idonea
movimenti bruschi e violenti
problemi articolari, squilibri posturali e muscolari, mancanza di coordinazione
condizioni ambientali avverse
microtraumi ripetuti
abbigliamento e calzature non idonei
recupero insufficiente dopo un precedente sforzo atletico.

Un po' di fisiologia

Ogni muscolo del corpo possiede dei recettori in grado di trasmettere informazioni sulle sue condizioni al sistema nervoso centrale.
In particolare i fusi neuromuscolari inviano informazioni relative alla velocità e all’ampiezza dello stiramento. Quando un muscolo si allunga eccessivamente (si stira) anche i fusi (posti in parallelo alle fibre muscolari) si allungano determinando il cosiddetto riflesso da stiramento. Tale fenomeno causa un'improvvisa contrazione muscolare che si associa ad un contemporaneo rilassamento del muscolo antagonista. Questo meccanismo permette di salvaguardare la struttura muscolare ma in particolari circostanze (affaticamento) può risultare insufficiente predisponendo l'atleta allo stiramento muscolare.

I sintomi

Riabilitazione strappo muscolareA differenza della contrattura che causa un dolore modesto e diffuso, nello stiramento muscolare si avverte un dolore acuto ed improvviso a cui segue spasmo muscolare. Tuttavia in molti casi il dolore è sopportabile e normalmente non impedisce il proseguimento dell'attività.
Continuando la pratica sportiva aumenta notevolmente il rischio di aggravare la situazione (strappo muscolare) per cui si consiglia di fermarsi il prima possibile anche se il dolore avvertito è di lieve entità.

Cosa fare:

Il riposo è l'unica terapia realmente efficace. L'osservanza di un periodo di stop compreso tra le due e le tre settimane è altresì fondamentale per scongiurare il rischio di eventuali recidive.
Si consiglia l'immediata applicazione del R.I.C.E, il protocollo più accreditato per le lesioni acute. In questa fase gli obiettivi sono: l’immobilizzazione, l'applicazione di un impacco freddo (borsa del ghiaccio o spray) e di un bendaggio compressivo per ridurre l'emorragia e sollecitazioni meccaniche sulla struttura lesa.
La ripresa degli allenamenti sarà graduale con particolare attenzione alla fase di riscaldamento.
Una visita da uno specialista potrebbe evidenziare la necessità di eseguire ulteriori indagini diagnostiche per escludere la presenza di lesioni muscolari. Sempre lo specialista potrebbe prescrivere farmaci antinfiammatori e miorilassanti per accelerare la guarigione. Anche alcune terapie fisiche come la TENS, gli ultrasuoni e la tercarterapia possono ridurre notevolmente i tempi di recupero.
La pratica dello stretching per facilitare il recuperò può essere tanto utile quanto pericolosa per cui si consiglia di eseguire tali esercizi sotto la supervisione di personale qualificato.

PREVENIRE LO STIRAMENTO MUSCOLARE E' MEGLIO CHE CURARE

La prevenzione degli infortuni muscolari si attua innanzitutto attraverso l'osservanza di alcune regole fondamentali:
eseguire sempre un riscaldamento generale e specifico della muscolatura
assicurarsi di essere nelle condizioni fisiche idonee per sostenere lo sforzo
valutare attentamente la praticabilità del terreno di gioco
scegliere abbigliamenti adatti, coprirsi per bene nei mesi invernali e, se necessario, utilizzate pomate specifiche durante la fase di riscaldamento
eseguire sempre esercizi di allungamento per migliorare l'elasticità e la flessibilità muscolare sia in fase preparatoria che defaticante
correggere eventuali squilibri muscolari e posturali
osservare i giusti periodi di riposo SENZA SOTTOVALUTARE L'INSORGENZA DI DOLORE, SIA PUR DI LIEVE ENTITA'